Icone Orientali su San Giorgio martire
L’esistenza di Giorgio, santo vissuto nel II secolo, è ancora avvolta dal
mistero, tanto che i papi cattolici Giovanni XXIII e Paolo VI hanno
ridimensionato la sua importanza e il culto. San Giorgio, però, è ancora tra i
santi più amati in Oriente e in Occidente; la Chiesa russa lo considera
ieromartire (o megalomartire), molte nazioni (come Inghilterra, Lituania,
Georgia, che ne porta il nome, e Portogallo) lo hanno elevato a patrono, così
come le città di Barcellona, Genova, Venezia, Ferrara, per citarne solo alcune.
Gli è stato persino dedicato un cratere sulla Luna.
Pochi sono i documenti veramente attendibili, moltissimi quelli più o meno encomiastici. La verità storica si basa su pochi passi degli scrittori latini Teodosio Perigeta, Antonino da Piacenza e Adamnano, che testimoniarono l’esistenza a Lydda (Diospoli), in Palestina, del sepolcro di San Giorgio martire e la intensa venerazione del popolo, su un’epigrafe greca del 368 rinvenuta in Eaccaea di Batanea, che parla di una casa del santo, e sui resti archeologici della basilica cimiteriale, il cui primo nucleo può essere datato ad anni vicini alla vita di Giorgio. Tutto qui, il resto - ciò che noi crediamo di conoscere - deriva dalla Passio Georgii, biografia scritta agli inizi del V secolo e già classificata apocrifa dal Decretum gelasianum del 496, e dalle successive rielaborazioni e integrazioni leggendarie, codificate nel XIII secolo nella Legenda aurea di Jacopo da Voragine (o da Varazze, morto nel 1298).
Giorgio nacque intorno al 280 in Palestina (ma altre fonti dicono presso la foce
del Danubio, vicino al Mar Nero), da Geronzio, persiano, e Policronia, cappadoce,
che lo educarono cristianamente fino alla sua partenza per il servizio militare,
dove divenne ufficiale delle milizie romane e poi cristiano. Quando l’imperatore
Diocleziano ordinò la persecuzione contro i cristiani, non esitò a consegnare
Giorgio, pur apprezzandone il valore, in mano all’imperatore persiano Daciano
che lo fece incarcerare e torturare. Secondo il racconto di Jacopo da Voragine,
Daciano convocò settantadue re per decidere le misure da prendere contro i
cristiani. Davanti alla corte, Giorgio distribuì i beni ai poveri e,
confessandosi cristiano, si rifiutò di sacrificare agli dei. Giorgio fu
spogliato delle vesti, flagellato con nervi di bue, costretto a mettere calzari
infuocati guarniti di chiodi, colpito da martellate tanto violente da
fracassargli il cranio, legato e sbattuto in prigione, dove ebbe la visione del
Signore che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la
risurrezione.
Visto che Giorgio era irremovibile nella sua fede, Daciano convocò il mago
Atanasio, chiedendogli di vincerlo con un incantesimo: Atanasio divise in due un
toro con una formula magica e offrì a Giorgio una bevanda avvelenata, ma il
santo, prima di morire, convertì Atanasio che fu subito messo su una ruota
armata da ogni lato di punte e lame, tagliato in dieci pezzi e gettato in un
pozzo. Allo scoppio di un tuono, Giorgio risorse la prima volta. Ciò provocò la
conversione del capo delle milizie Anatolio e di tutti i soldati che furono
immediatamente passati a fil di spada. Giorgio fu ricondotto in tribunale, gli
versarono in bocca del piombo fuso e gli piantarono in testa sessanta chiodi
roventi, poi lo appesero a testa in giù su un braciere; infine, lo ricondussero
in prigione. All’indomani, il re Magnenzio giurò che si sarebbe fatto cristiano
se Giorgio fosse riuscito a far fiorire e fruttificare ventidue sedie di legno.
Il miracolo avvenne, ma il re lo attribuì al dio Apollo e Giorgio ne distrusse
subito il tempio. Il santo fu allora squartato e gettato in una caldaia con
piombo e pece, ma nel mezzo di un gran frastuono discese il Signore,
accompagnato da Michele e i suoi angeli, che risuscitò Giorgio per la seconda
volta. Alla vista di tanti tormenti, la moglie di Daciano, l’imperatrice
Alessandra, si convertì al cristianesimo e, per questo, condannata al martirio.
Già sul patibolo, Alessandra chiese a Giorgio cosa ne sarebbe stato di lei dato
che non aveva ancora ricevuto il battesimo, ma il santo la tranquillizzò: "Il
tuo sangue versato ti sarà battesimo e corona".
Giorgio fu quindi esposto agli uccelli che lo smembrarono, ma anche questa volta
risorse. Il giorno appresso, Giorgio fu condannato alla decapitazione. Condotto
alla porta di ferro il martire chiese a Dio il fuoco del cielo per incenerire
Daciano, i settantadue re e tutti i pagani presenti e, esaudito, lo implorò di
concedere protezione a coloro che invocavano il suo nome. Il Signore rispose che
coloro che avrebbero venerato le sue reliquie, sarebbero stati esauditi. Solo
allora, Giorgio si lasciò decapitare. Era l’anno 303, Giorgio aveva circa
ventitré anni.
Nelle diverse versioni della vita del santo si possono leggere altri particolari
dei supplizi subiti da Giorgio (costretto ad entrare in una fossa piena di calce
viva, frustato con cinghie di cuoio e percosso con martelli da fabbro, gettato
da un precipizio e dato alle fiamme, immerso in una caldaia di olio bollente...)
e versioni alternative alle pene citate (come le ventidue sedie sostituite da
diciassette persone morte da quattrocentosessant’anni, che furono risuscitate,
battezzate e fatte sparire); anche i nomi dei personaggi non sempre coincidono.
Fu sepolto a Lydda, in Palestina, dove ancora oggi sono visibili i resti
archeologici della basilica cimiteriale che fu costruita in suo onore nel V
secolo, incendiata dai Persiani all’inizio del VII secolo, ricostruita e ancora
rasa al suolo dal califfo Hakim nel 1010. Ancora una volta ricostruita, fu
distrutta nel 1099 per impedire ai crociati di usare le travi come materiale
bellico, ma i crociati la rieressero. Nel 1191, quando Riccardo Cuor di leone
combatté contro il Saladino, la chiesa fu nuovamente distrutta. Fu Riccardo,
devoto a san Giorgio, che introdusse il suo culto in Inghilterra, dove il sinodo
lo elesse nel 1222 santo patrono del regno.
Il sepolcro di san Giorgio diventò meta di pellegrinaggio subito dopo il
martirio e la venerazione verso Giorgio si diffuse in tutto il mondo, tra i
cristiani, dove divenne santo ausiliatore perché la sua intercessione era
particolarmente efficace nei frangenti drammatici, e nella tradizione islamica
che gli conferì il titolo di “profeta”. Numerose chiese furono intestate a san
Giorgio, nel Medio Oriente, in Africa, in tutta l’Europa. Anche in Italia, fin
dal VI secolo esisteva a Ravenna una chiesa a lui dedicata e, a Roma, Belisario
(527c.) affidò alla protezione del santo la porta di San Sebastiano e la chiesa
del Velabro, in cui fu poi trasferito il cranio di Giorgio trovato nel
patriarchio lateranense da papa Zaccaria (744-752). In Russia, il culto di san
Giorgio si sviluppò in particolar modo a Kiev, nella prima metà dell’XI secolo,
all’epoca del regno del principe Jaroslav il Saggio, come dimostrano delle
antiche icone che lo raffigurano, e fu venerato come santo dei principi e dei
generali, colui che presta assistenza nella battaglia, il Vittorioso.